Un tempo una curiosità sotto forma di mezzo di pagamento digitale, oggi una possibilità di investimento estremamente popolare – le criptovalute. Esse suscitano numerose reazioni controverse e si sviluppano in modo molto dinamico, motivo per cui vengono costantemente introdotte nuove normative a esse applicabili. È certamente possibile conseguire profitti, il che, come per ogni tipologia di reddito, comporta l’obbligo di cedere una parte al fisco. Come vengono tassati i profitti derivanti dalle criptovalute? Chi è tenuto al pagamento? Come devono essere dichiarate le criptovalute nella dichiarazione dei redditi? Le risposte a tali domande vengono fornite in questo contributo.
Le criptovalute sono soggette a imposizione fiscale?
Le criptovalute non hanno una forma fisica, ma posseggono un determinato valore e perciò possono essere definite come denaro virtuale o digitale – esistono esclusivamente in forma digitale. Attualmente, le criptovalute vengono ancora utilizzate raramente come mezzo di pagamento. Più frequentemente funzionano come strumenti finanziari soggetti a valutazione – da un lato presentano un elevato rischio di investimento, dall’altro consentono il conseguimento di ricavi significativi.
Indipendentemente dal fatto che siano stati generati guadagni o perdite dal commercio di criptovalute, è necessario assicurare una corretta indicazione nella dichiarazione dei redditi. A tal fine, occorre chiarire come le criptovalute siano inquadrate dal punto di vista fiscale.
In primo luogo occorre precisare ciò che non è soggetto a imposizione.L’acquisto di criptovalute contro valute convenzionali non dà luogo a imposizione fiscale. Anche i trasferimenti tra i propri wallet o verso una nuova piattaforma di scambio sono esenti da imposta.
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Quando è dovuta l’imposta sulle criptovalute?
Chi investe come persona fisica in criptovalute e altri asset e ne trae profitto, è soggetto a imposizione in Germania. Il presupposto fondamentale è la residenza in Germania – vale a dire un soggiorno superiore a 183 giorni all’anno.
Dal punto di vista fiscale i guadagni e le perdite derivanti dalla vendita di criptovalute sono considerati come operazioni di cessione a titolo privato. Essi vengono calcolati sulla base della differenza tra prezzo di acquisto e di vendita. Tali ricavi sono tassabili secondo l’aliquota marginale IRPEF (eventualmente maggiorata del contributo di solidarietà e dell’imposta ecclesiastica).
Le criptovalute devono essere dichiarate nella dichiarazione dei redditi ai sensi del § 23 comma 1 frase 1 n. 2 EStG (Legge sull’imposta sul reddito) nella sezione “operazioni di cessione a titolo privato”. I profitti derivanti dal commercio di asset digitali sono quindi considerati come “altri beni economici”.
È rilevante che per l’Agenzia delle Entrate non è importante se il guadagno rimanga in criptovalute, sia convertito in altre criptovalute o in valute tradizionali – determinante è il valore realizzato.
Per quanto riguarda le criptovalute, è consigliabile tenere una registrazione autonoma di tutte le transazioni a partire dalla prima operazione, senza attendere la compilazione della dichiarazione fiscale. È rilevante non solo la vendita contro euro, ma anche il cambio cripto-cripto, i pagamenti con valuta digitale e il superamento della soglia di esenzione. È raccomandata la documentazione di date di acquisto e vendita, valori delle transazioni nonché provenienza dei fondi, poiché a partire dal 2026, in caso di controlli più severi, la mancanza di tale documentazione potrà avere conseguenze più gravi rispetto all’obbligazione fiscale stessa.
Qual è l’aliquota fiscale applicabile alle criptovalute?
In caso di vendita di criptovalute si applica la normale aliquota IRPEF, che varia tra il 14% e il 45%.
Imposta sulle criptovalute – Qual è la soglia di esenzione fiscale?
In Germania vale una soglia di esenzione fiscale pari a 1.000 €, applicabile ai redditi da operazioni di cessione a titolo privato – importi che non superano tale limite sono esenti da imposta. Se la totalità delle plusvalenze realizzate nell’anno di riferimento eccede tale importo, l’intera somma è soggetta a imposizione.
Esempio: Se il profitto annuale derivante da criptovalute è pari a 590 €, non è dovuta alcuna imposta; se ammonta a 1.002 €, l’intero importo è imponibile, non solo la parte che eccede la soglia di esenzione.
È da notare che la soglia di esenzione di 1.000 € non si limita alle criptovalute, ma si applica a tutte le operazioni di cessione a titolo privato effettuate nell’arco di un anno solare. Per ogni cessione con plusvalenza – ad esempio di dispositivi elettronici – il superamento del limite rende imponibile anche il profitto derivante dal trading di criptovalute.
Per illustrare: Nel 2026 il profitto ottenuto dal trading in criptovalute ammonta a 200 €, inoltre vengono venduti mobili antichi con un ricavo di 500 €. La somma supera pertanto il limite di esenzione, così che l’intero importo di 700 € risulta imponibile.
Tassazione delle criptovalute – periodo di detenzione di un anno
Chi detiene criptovalute per più di 365 giorni può venderle esentasse – indipendentemente dall’ammontare del guadagno. Si evidenzia tuttavia che tale termine va calcolato separatamente per ogni acquisto, di conseguenza, in caso di acquisti multipli, è necessaria un’accurata documentazione delle date e dei valori di acquisizione. La vendita prima del decorso dell’anno può far considerare il guadagno come operazione di cessione privata e renderlo imponibile, qualora venga superata la soglia di esenzione prevista per legge.
Pagamento con criptovalute e imposta
I pagamenti effettuati con criptovalute, in Germania, sono qualificati come operazioni di cessione a titolo privato e possono essere soggetti a IRPEF qualora ricorrano determinate condizioni. Ogni transazione in cui una valuta virtuale viene impiegata per il regolamento è pertanto assoggettata alle stesse regole di un acquisto tramite contanti o bonifico.
Donazioni sotto forma di criptovalute
Le donazioni in forma di criptovalute possono essere soggette in Germania alle stesse disposizioni sull’imposta sulle donazioni che si applicano ad altre forme di trasferimento patrimoniale. Ai fini della tassazione è particolarmente rilevante il valore delle criptovalute trasferite, nonché il grado di parentela tra donante e beneficiario. Le soglie di esenzione non sono annuali – esse si applicano di regola per un periodo di 10 anni e corrispondono ad esempio a 500.000 € per coniugi o uniti civilmente, 400.000 € per figli, 200.000 € per nipoti e 20.000 € per altri parenti o estranei. L’obbligo fiscale si concretizza solo qualora tali soglie vengano superate.
DAC8 e criptovalute in Germania – nuovi obblighi e controlli più intensi dal 2026
Dal 1° gennaio 2026 trova applicazione in Germania la direttiva UE DAC8 (Krypto-Steuertransparenzgesetz – KStTG), che prevede la comunicazione automatica delle transazioni in criptovaluta all’Ufficio centrale federale delle imposte (BZSt). Le disposizioni interessano i fornitori di servizi crittografici (exchange, cambiavalute, piattaforme di custodia), che sono tenuti a registrarsi, eseguire una due diligence su ciascun utente e trasmettere dettagliate informazioni sulle transazioni eseguite.Devono essere segnalati, tra gli altri, acquisti e vendite di cripto contro valute fiat, scambi cripto-cripto, trasferimenti, staking o custodia di asset – inclusi Bitcoin, altcoin, stablecoin e NFT.
Il primo periodo di riferimento per le comunicazioni è l’anno 2026; i dati dovranno essere trasmessi alla BZSt entro il 31 luglio 2027 e successivamente scambiati tra gli Stati membri dell’UE. Sebbene i soggetti passivi non siano tenuti a ulteriori dichiarazioni (le piattaforme comunicano per conto loro), il livello di controllo e il rischio di sanzioni aumentano notevolmente – ai sensi dell’art. 18 KStTG, per la violazione degli obblighi di comunicazione, registrazione o verifica possono essere comminate sanzioni amministrative fino a 50.000 €, e per determinate ulteriori violazioni fino a 10.000 € . In pratica, è pertanto essenziale una documentazione completa di tutte le operazioni, anche per i DEX e le piattaforme estere, nonché un controllo autonomo delle rendicontazioni, per evitare correzioni e problematiche fiscali.
Quali sono le conseguenze dell’evasione fiscale sulle criptovalute?
L’evasione fiscale costituisce un illecito ed è sanzionata con pene severe. A seconda dell’ammontare, può essere prevista una sanzione pecuniaria ovvero la reclusione fino a dieci anni. In caso di accertamento di irregolarità, il soggetto passivo è tenuto al pagamento dell’imposta dovuta, comprensiva di interessi e sovrattasse per ritardato versamento.
Per evitare complicazioni e una tassazione non conforme dei profitti derivanti dalle criptovalute, è opportuno ricorrere a un software di calcolo come Taxando – questo strumento comprovato è particolarmente intuitivo e consente la registrazione di tutti i redditi. Le dichiarazioni fiscali possono essere elaborate integralmente in formato digitale, senza recarsi presso uno studio di consulenza fiscale.
FAQ
Le criptovalute devono essere indicate nella dichiarazione dei redditi in Germania?
Sì, qualora attraverso la vendita, lo scambio o il pagamento con criptovalute venga realizzato un profitto soggetto a tassazione. Il semplice acquisto di criptovalute, così come il trasferimento tra wallet propri, non devono essere dichiarati.
Quando sorge un’obbligazione fiscale sulle criptovalute in Germania?
Un obbligo fiscale può sorgere qualora le criptovalute vengano vendute o scambiate con profitto prima che sia trascorso un anno dall’acquisto. Il profitto è considerato come operazione privata di cessione e viene tassato secondo l’aliquota d’imposta sul reddito individuale.
La vendita di criptovalute dopo un anno è esente da imposte?
Sì, se la criptovaluta è stata detenuta per più di 365 giorni, la vendita è in linea di principio esente da imposte in Germania. Il periodo di detenzione deve essere calcolato separatamente per ogni singola acquisizione.
Qual è la soglia di esenzione fiscale per le criptovalute in Germania?
La soglia di esenzione per le operazioni private di cessione è di 1.000 € all’anno. Se questo limite viene superato, l’intero profitto è soggetto a tassazione, non soltanto la parte eccedente la soglia.
Lo scambio di una criptovaluta contro un’altra è imponibile?
Sì, lo scambio da cripto a cripto può essere trattato come vendita di una e acquisto dell’altra criptovaluta. Qualora venga realizzato un profitto entro un anno dall’acquisto, questo può essere soggetto a tassazione.
Il pagamento con criptovaluta per beni o servizi è soggetto a imposizione fiscale?
Sì, il pagamento con criptovaluta può essere considerato come cessione di tale criptovaluta. Se il valore al giorno del pagamento supera il prezzo di acquisto e non è trascorso ancora un anno dall’acquisto, può sorgere un obbligo fiscale.
Le perdite derivanti da criptovalute possono essere considerate fiscalmente in Germania?
Sì, le perdite derivanti da operazioni private di cessione possono essere considerate fiscalmente, ma solo all’interno dello stesso tipo di reddito. Questo significa che le perdite da criptovalute possono essere compensate con profitti da altre operazioni private di cessione, ma non, ad esempio, con redditi da lavoro dipendente.
Quali documenti devono essere conservati per la rendicontazione delle criptovalute?
Si raccomanda di conservare la cronologia delle transazioni dalle piattaforme di scambio, le prove di acquisto e vendita, i dati delle transazioni, i tassi di cambio, le commissioni e gli indirizzi dei wallet. In assenza di tale documentazione, risulta difficile dimostrare all’Agenzia delle Entrate il momento di acquisizione delle criptovalute e l’entità del profitto effettivo.
Quali cambiamenti comporta DAC8 per i soggetti che investono in criptovalute in Germania?
DAC8 aumenta la trasparenza delle transazioni poiché i fornitori di servizi in criptovalute trasmetteranno i dati alle autorità fiscali. Per i soggetti obbligati all’imposizione fiscale ciò significa una maggiore rilevanza della documentazione dettagliata e della corretta indicazione dei profitti nella dichiarazione dei redditi.

Maciej Szewczyk
Ha maturato esperienza come consulente in progetti IT per numerose aziende internazionali. Nel 2017 ha fondato la startup taxando GmbH, dove ha sviluppato l’innovativa app fiscale Taxando, che semplifica la presentazione della dichiarazione dei redditi annuale. Maciej Szewczyk combina competenze tecnologiche con una profonda conoscenza delle normative fiscali, rendendolo un esperto nel suo campo.
Nella vita privata è un marito e padre felice e vive con la sua famiglia a Berlino.















